“Ma se compare dolore cosa faccio? Mi fermo? Vado avanti? Non è che faccio danni?”
Per rispondere a questa domanda molto frequente ci affidiamo alla scienza: il dolore non è necessariamente un segnale di stop, ma va interpretato. Esiste un modello di monitoraggio che, quando viene suggerito da professionisti sanitari specializzati, aiuta a capire quando fermarsi, quando proseguire e quando modificare l’attività senza interromperla completamente.
Ciao, sono Stefano, fisioterapista di Recharge Fisioterapia e Performance, specializzato nel trattamento dell’arto inferiore e nel ritorno alla performance. In questo articolo ti presento la regola del semaforo come guida per monitorare il dolore.
La regola del semaforo
La regola del semaforo è intuitiva: il dolore viene interpretato come una luce verde, gialla o rossa. In base al segnale puoi avere il via libera per proseguire l’attività, modificarla oppure interromperla.
Prima di entrare nel dettaglio, è fondamentale sapere quando applicare questo metodo:
- Durante la sessione: mentre ti alleni, esegui esercizi specifici o svolgi un’attività, monitora il dolore presente.
- Dopo la sessione: una volta terminata l’attività o l’allenamento, continua a monitorare l’eventuale dolore per le 1–2 ore successive.
- Il giorno seguente: dopo 24 ore valuta nuovamente la presenza di dolore per capire come il corpo ha reagito allo stimolo, tenendo conto delle altre attività svolte.
Nota bene: per una valutazione più precisa, il giorno successivo può essere utile utilizzare un test specifico indicato dal fisioterapista, così da evocare l’eventuale dolore e interpretare meglio la risposta del corpo.
Semaforo verde
Il semaforo verde è il via libera a proseguire gli esercizi, l’attività sportiva o il movimento che stai eseguendo. Non indica soltanto l’assenza di dolore: comprende anche un fastidio leggero e molto tollerabile, che ti permette di svolgere l’attività senza modificarla o compensare.
In questo caso puoi continuare senza paura, ricordandoti però di controllare nuovamente la risposta del corpo il giorno successivo.
In sintesi: se il fastidio è molto tollerabile e riesci a svolgere l’attività senza adattamenti, puoi proseguire. È un semaforo verde.
Semaforo giallo
Il semaforo giallo è una zona più borderline. Rimane una condizione considerata sicura, ma rappresenta un segnale di attenzione: il fastidio leggero diventa più presente e meno tollerabile, pur non impedendoti ancora di completare l’esercizio o l’attività.
Proseguire non è necessariamente pericoloso, ma è importante osservare come si comporta il dolore durante le pause e il recupero:
- Se durante il riposo il semaforo giallo torna verde, puoi proseguire.
- Se il fastidio persiste anche in assenza di movimento, conviene modificare l’attività o l’esercizio: ridurre carico, intensità, durata o ampiezza del movimento, oppure aumentare il recupero.
Conta anche la risposta del corpo dopo la sessione e il giorno successivo: in entrambi i momenti dovrebbe ripresentarsi il semaforo verde. Se non accade, è utile prevedere un giorno di recupero e adeguare l’attività.
Semaforo rosso
Il semaforo rosso indica un dolore, più o meno intenso, che non ti permette di eseguire l’attività oppure ti costringe a modificarla attraverso compensi, per esempio muovendo diversamente un braccio o una gamba, oppure zoppicando.
In questo caso è necessario interrompere l’attività: il corpo non tollera ancora quello sforzo. Puoi quindi:
- Inserire un giorno di recupero in più senza quell’attività, con l’obiettivo di non sentire più dolore, soprattutto se il semaforo rosso o giallo persiste anche a riposo.
- Sospendere temporaneamente quell’attività: eseguita in quel modo, potrebbe essere ancora prematura.
È importante confrontarsi con un fisioterapista specializzato per capire quale variabile modificare e reintrodurre in modo adeguato l’allenamento, l’esercizio o l’attività quotidiana.
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PRENOTA UNA PRIMA VISITAQuando applicare questa regola?
Il momento corretto per applicare la regola del semaforo dipende da molti fattori. Per questo è importante attendere l’indicazione del fisioterapista che segue il percorso. In generale, il metodo può essere utile in caso di:
- Patologie da sovraccarico, come tendinopatie o sovraccarichi articolari.
- Problemi a esordio progressivo, dopo aver escluso patologie importanti, come alcuni dolori di spalla.
- Fase successiva a quella acuta di infortuni come distorsioni di caviglia, lesioni muscolari o blocchi acuti della schiena.
- Una fase successiva del recupero post-operatorio.
Bibliografia
- Silbernagel KG, Thomeé R, Eriksson BI, Karlsson J. Continued sports activity, using a pain-monitoring model, during rehabilitation in patients with Achilles tendinopathy: a randomized controlled study. Am J Sports Med. 2007;35(6):897–906. doi: 10.1177/0363546506298279.
- Sprague AL, Couppé C, Pohlig RT, Snyder-Mackler L, Silbernagel KG. Pain-guided activity modification during treatment for patellar tendinopathy: a feasibility and pilot randomized clinical trial. Pilot Feasibility Stud. 2021;7(1):58. doi: 10.1186/s40814-021-00792-5.
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